14 giugno 2010

Promesse mantenute

Dove: Anco Hotel – Amsterdam, Paesi Bassi

Ricordo perfettamente quando l'A.I. mi parlò la prima volta del Black Tulip*: trovai delizioso quel connubio fra lussuosa hotelerie e rudezza feticista, però non ci ho mai soggiornato (era troppo caro per il mio budget del tempo).
Invece non ho la benché minima idea di come fossi venuto a conoscenza dell'esistenza dell'Anco. Eppure sapevo benissimo dove fosse e di cosa si trattasse: il vecchio sito internet era molto essenziale ma riusciva a rendere bene l'atmosfera che negli anni era riuscito a fare di quella pensioncina l'albergo gay forse più noto d'Europa (oggi il nuovo sito che ho linkato, più morbido, mi fa temere un altro cambiamento di rotta).
Volevo provarlo e l'occasione di un viaggio di lavoro si rivelò perfetta: sarei arrivato in città un paio di giorni prima e sarei stato all'Anco, da cui avrei poi mi sarei spostato nell'albergo prenotato per tutta il gruppo all'arrivo di tutti gli altri.

Aereo, treno, stazione centrale e, col cuore in gola, dopo un breve percorso a piedi che lambisce il quartiere a luci rosse, è il primo pomeriggio e mi ritrovo davanti alla porta nera dell'albergo: profondo respiro, suono, entro. Il tipo che mi "accoglie" (verbo improprio per quell'uomo asciutto nel fisico e nei modi che nelle mattine successive mi avrebbe servito a colazione un ovetto fritto, sempre con lo stesso sguardo sbieco) mi spiega le poche regole della pensione e gli orari di apertura della reception/sala colazione/spazio comune: in base a questi, di giorno avrei potuto attraversare la piccola corte per raggiungere la mia camera ma di notte avrei dovuto scalare tutto il blocco dell'edificio sulla strada, percorrere il corridoio in cima e ridiscendere sul retro fino al mio piano.
Dopo di che mi consegna le chiavi della camera e mi dice che sono mie fino alla partenza (tant'è che mi chiede una cauzione): nessuno controllerà se e quando entro o esco e con chi. Wow! Questo è l'unico "servizio" che ritengo appropriato a un albergo gay che sia tale (e che – non vi illudete! – non troverete in nessuno degli alberghi italiani che si spacciano per "gay-friendly")!

La mia camera doppia (avendo finito le singole me l'avevano data allo stesso prezzo) è l'unica in quel piano quindi posso godere di tutte e tre le grandi finestre che danno sulla corticina interna: le apro per far arieggiare la camera. Sull'altro lato del corridoio ci sono due porte: al di là dell'una scopro un bagno, mentre l'altra chiude una doccia. Devo dire che la sistemazione non è male.
Finalmente posso cominciare a rilassarmi: il viaggio e soprattutto l'ansia di raggiungere questo posto, per cui avevo molte aspettative e un po' di paura, mi avevano reso un po' teso. Inoltre, giù alla reception, mi sono sentito – stupidamente – come davanti a una commissione che dovesse giudicare se ero "degno" di quell'albergo. Ora posso rilassarmi e, per farlo, decido di fare una doccia.

Rientrato in camera mi asciugo, lascio l'asciugamano davanti alla finestra aperta e mi butto sul letto nudo. Mi volto a guardare la morbida luce che entra dall'alto e dall'altra parte della corte, al piano superiore, scorgo un uomo davanti alla finestra della sua camera: la corte sarà lunga quattro metri circa e lui è solo un piano sopra di me quindi lo posso vedere bene. Lo fisso – un po' sorpreso – non sapendo se anche lui riesce a vedere me, visto che sono un po' indietro rispetto alle finestre, ancora sul letto. Ha un corpo definito, i capelli rasati, il viso serio e sembra guardare nella mia direzione: forse mi vede davvero però rimango fermo, incerto. Osservandolo da un punto un po' più basso, vedo bene il suo torace stretto ma tornito, senza peli, e i due solchi che dai fianchi scendono verso l'inguine ma non riesco a capire se è completamente nudo.
La situazione mi eccita ma sono impreparato. Passano un paio di minuti e dalla sua immobilità posso intuire che non è lì a caso e forse davvero riesce a vedermi. Voglio fare qualcosa per sbloccare l'empasse: mi alzo e vado alla finestra col pretesto di sistemare diversamente l'asciugamano lì ad asciugare. Non lo guardo, anzi, gli volto le spalle e mi metto ad aprire il bagaglio per tirare fuori qualcosa. Dopo un paio di minuti, con l'intento di sorprenderlo, mi volto diretto verso la sua finestra: non c'è più. Mannaggia! Evidentemente non avevo capito nulla. Aspetto ancora qualche secondo e non riappare.
Mi arrendo e mi rimetto a letto, sperando di riposare un po'.

Passa pochissimo e sento dei passi sulle scale, poi nel breve corridoio e la maniglia traballante della vecchia porta aprirsi: è lui. Apre e si ferma sulla soglia: è completamente nudo e mi osserva, nudo anch'io, sul letto, a pochi centimetri da lui. Io sono immobile, molto sorpreso, eccitato, non so che fare. Ha un viso duro e non bellissimo ma il suo corpo è come l'avevo scorto, forse anche più sexy: quei solchi dei muscoli appena sopra l'inguine dirigono il mio sguardo verso il suo cazzo, davvero grosso, anche se a riposo, cinto da un cockring di acciaio. Mi fa un sorriso a cui rispondo con il mio e gli faccio cenno di entrare. Lui si accomoda, socchiude la porta dietro di sé e, senza fare domande né dire una parola, ma continuando a sorridere, si inginocchia accanto al letto e me lo prende in bocca.
In quella bocca calda il mio cazzo, molto in fretta, diventa duro anche perché lui è bravo e si da da fare con molto impegno. Con una mano risale dal mio cazzo al torace e comincia a giocare con un mio capezzolo. Allungo una mano verso il suo cazzo che, sotto i colpi della sua masturbazione, è diventato davvero duro: lui rifiuta il mio intervento, prende la mia mano e la rimette apposto, lungo il mio corpo, il tutto senza mai staccarsi dal mio cazzo. Vuole comandare e dirigere i giochi e glielo lascio fare. Intanto le sue dita stringono sempre più forte il mio capezzolo, mi fa male, un dolore piacevole, che mi tiene sul filo. Mi contorco, mi divincolo dalla presa delle dita e lui, per tutta risposta passa all'altro capezzolo. Intanto la sua testa fa sempre su e giù sul mio cazzo e con l'altra sua mano continua a masturbarsi. Anche l'altro capezzolo ora è turgido: sa come muoversi con il piercing che lo buca e quindi lo stimola con più delicatezza, risultando molto piacevole e non doloroso. Lascia uscire il cazzo dalla sua bocca e lavora solo con la lingua, stuzzicando il prepuzio e risalendo sul glande. Sento l'eccitazione crescere, glielo faccio capire e mi lascia, rifuggiandosi con la lingua sotto le mie palle: vengo, abbondante, su tutto il mio torace, fino al collo. Subito dopo, lui si alza, da ancora un paio di colpi e unisce il suo sperma al mio su di me.

Sono scosso, sorpreso, colpito e contento. Sto ancora respirando affannosamente e mi si presenta: P. di Londra. Mi chiede solo: "È la tua prima volta ad Amsterdam?" Mi domando da cosa l'abbia intuito (o forse era solo una domanda come un'altra) e gli rispondo di sì. Intanto lui però è già sulla porta, aperta: si volta e mi dice "Allora benvenuto!"
Cazzo che accoglienza!

Quando il resto del gruppo è arrivato, due giorni dopo, per un disguido con l'agenzia di viaggi, c'è un posto in meno nell'albergo prenotato per tutti: è già sera e dall'Italia non riescono a fare molto. Colgo l'occasione e mi offro di tornare, se c'è posto, nell'albergo in cui sono stato nei giorni precedenti: chiamo e una camera libera c'è, anche se non più la stessa.
Ho trascorso un'intera (e impegnativa) settimana all'Anco e posso confermare: il racconti per cui è noto, sono tutti veri.

*Apprendo ora, con rammarico, che il Black Tulip ha chiuso e riaprirà a giugno con un altro nome e un altro target di clientela: un pezzo di storia gay che svanisce.

3 commenti:

Popper ha detto...

Fantastico... come sempre...

FrAnCeScO ha detto...

Ti faccio i complimenti per la tua scrittura.. mi sono imbattuto per caso nel tuo blog e mi sa che ci tornerò.. ti ho agginuto fra i blog che seguo, spero nn ti spiaccia.. ciao e ancora complimenti

gay sex and the cities ha detto...

Popper, grazie mille! ;-)

FrAnCeScO, perché dovrebbe dispiacermi?!? Anzi, sono lusingato, e anche dei complimenti. Torna quando vuoi, naturalmente.