26 maggio 2010

Dildo




Dove: casa mia – da qualche parte, Italia

"Che fai?" mi chiede alla fine di un sms che arriva dopo qualche settimana di silenzio reciproco.
"Sto montando dei mobili, spostando dei libri: ho la casa sottosopra. Ma tutto senza voglia. In pratica non faccio un cazzo."
"Non dire queste parole: ho l'ormone un po' impazzito."
Ma quale parola?!? Mobili? Libri? Ah, no: "cazzo"... che poi c'entrava molto poco nel discorso.
"Con tutti i manzi di ieri sera, non ne hai uno per far stare calmo l'ormone?!? Devi smetterla di fare salotto!"
Glissando elegantemente, "E se ti venissi a trovare?"

Mi ha dato appena il tempo di liberare i percorsi principali di casa da scatoloni e libri vari e di fare una doccia e si è presentato alla porta: un evento!
Un evento perché in genere abbiamo sempre concordato i nostri appuntamenti in largo anticipo.
Un evento perché saremmo andati entrambi più tardi all'aperitivo e so che non ama prepararsi in fretta prima di uscire.
Un evento perché, lui che è un po' imbranato con le strade, ha impiegato straordinariamente poco ad arrivare stavolta.

Quando ho aperto la porta e l'ho visto ancora una volta percorrere il lungo pianerottolo di casa mia, bellissimo, come sempre vestito in maniera inappuntabile, con tutti gli abbinamenti giusti di ogni capo con ogni accessorio, per la prima volta mi è parso irrimediabilmente "decadente" in questa sua perfezione, un novello Dorian Gray muscoloso e barbuto (per quanto anche la barba sia attentamente scolpita).
Io avevo appena avuto il tempo di uscire dalla doccia e, coi capelli ancora bagnati, infilarmi i pantaloni di una tuta e una maglietta. Se qualcuno ci avesse visti baciarci sulla porta credo avrebbe pensato a Zenone e a qualche paradosso apocrifo.

In cucina stavo ancora poggiando il vassoio di pastine che aveva portato per accompagnarle al caffè, quando mi ha messo la lingua in bocca con un fare che pochi dubbi lasciava sulle intenzioni, specie considerando che una sua mano era già dentro i miei pantaloni, facilitata nella sua esplorazione dal non aver trovato le mutande. Ho presto capito che la macchina del caffè avrebbe avuto modo di riscaldarsi a lungo.
L'ho spinto sul frigo e mi sono schiacciato su di lui, continuando a baciarlo e iniziando a spogliarlo. Mi ha facilitato il compito (meno male: io ho sempre paura di rompere qualcosa e fare un danno d'immagine imperdonabile) e, sbottonandosi la camicia, è scivolato a terra e si è impadronito del mio cazzo: lo bagnava e succhiava come non lo conoscesse, con voracità e lentezza, ogni tanto alzando uno sguardo timido verso di me. Io ne approfittavo per chinarmi a baciarlo e ripetere quel giochino di fargli scendere la mia saliva in bocca, che ho scoperto già da un po' che gli piace tanto.
L'ho rimesso in piedi per raggiungere quello su cui avevo fantasticato aspettandolo: chinatolo davanti a me, mi sono rivisto davanti quel buco bellissimo e accogliente, in cui ho ficcato la mia lingua, felice di ritrovare un territorio conosciuto e di gustare gli umori di quel luogo morbido e profumato.
Mentre gli dedicavo le mie attenzioni e lui ne godeva, stavo pensando che forse era il caso di spostarsi da lì per raggiungere un posto più confortevole, ma non ho fatto in tempo a formulare la proposta che mi ha letteralmente sbattuto a terra e, con determinazione e desiderio, mi si è seduto sopra, facendo sì che ruvidamente il mio cazzo scomparisse dentro di lui. Il freddo della mia schiena sul pavimento contrastava con il calore che si sprigionava dalla nostra unione, di cui lui determinava il ritmo muovendosi su di me.
Non è trascorso molto prima che venissi, facendo la sua gioia. Anche lui mi ha subito schizzato sulla pancia, stringendo con le contrazioni del suo piacere il mio cazzo ancora eretto in lui.

Sorridente, mi ha lasciato uscire, si è chinato su di me per baciarmi e poi, rapido, si è alzato e, dopo essersi ripulito grossolanamente, si è rivestito.
Abbiamo passato le due ore successive mangiando le pastine, bevendo un paio di caffè e chiacchierando con leggerezza.

In tutto l'episodio, confesso di aver avuto lo stesso spirito di iniziativa (e lo stesso ruolo) di un dildo: non per volermi discolpare (e da cosa poi?!?), ma posso dire che ha fatto tutto lui.
Essere sessualmente passivi non implica affatto l'esserlo anche mentalmente.

10 commenti:

I'M SO GUY ha detto...

Me l'hai fatto diventare durissimo con questo racconto! :) Potevi corredare con qualke vostra foto :p :p KISS

TMC ha detto...

Non riesco a fare a meno dei tuoi preziosi e meticolosi racconti di vita vissuta;)

Anonimo ha detto...

e gli sei venuto dentro?

gay sex and the cities ha detto...

@I'M SO GUY: mi fa piacere! Foto nostre? A pensarci bene non ne abbiamo insieme...

@TMC: addirittura!?! :-D

@anonimo: che curioso! Sono timido io... ;-)

Gios ha detto...

ma che timido?! non mi pare proprio... qui vogliamo i dettagli!!! xD

gay sex and the cities ha detto...

@Gios: altri dettagli?!? Di più ti posso offrire solo il referto di una vecchia gastroscopia e il mio numero di scarpe. ;-)

I'M SO GUY ha detto...

Ehi... ho visto le foto del tuo bell'uccello sul blog FROCI! :) Complimentiiii... hai davvero un bell'uccellone :D :D Dovresti mostrarlo piu' spesso! :p kisss

gay sex and the cities ha detto...

@I'M SO GUY: grazie, arrossisco. ;-)

Anonimo ha detto...

dov'è il blog FROCI??

gay sex and the cities ha detto...

Anonimo, è brutto dire che non ho capito che intendi?