19 aprile 2010

Chi la fa, l'aspetti

Dove: Cap San Diego – Amburgo, Germania

Una nave militare è fatta di metallo.
Sono giunto a questa "brillante" deduzione una notte mentre ballavo accanto a qualche centinaio di o(r)moni scatenati, quando l'umidità dell'aria ha cominciato a condensarsi sulle pareti a contatto con la fredda temperatura esterna (nonostante fosse metà agosto) e a ricaderci addosso, come se piovigginasse. Ho deciso allora che era il caso di prendermi una pausa e salire qualche ponte più su a prendere un po' d'aria.
Sono arrivato a uno spazio scoperto che era l'ideale: niente tetto ma protetto sui lati dal venticello gelido; dalle balaustre una visuale su quello che succedeva nei ponti inferiori, fino all'ultimo, quello della pista; giusto in prossimità dell'ingresso di un enorme antro buio che capii subito essere la dark-room. Questa per altro risultava una dotazione ridondante: se si riunisce qualche migliaio di uomini omosessuali, provenienti da tutti il mondo, dediti ad ogni possibile feticismo, su una nave da guerra in disuso, ormeggiata nel porto di Amburgo – oltre a far filotto con gli stereotipi – si può star sicuri che ogni angolo a disposizione verrà frugato e messo alla prova come alcova. Infatti non eravamo neppure a metà serata ed avevo già: ballato fra gente che in pista si dedicava ad amplessi di varia natura; dovuto scegliere se in bagno usare un orinatoio o una delle teste umane ad essi alternate; scavalcato due impegnati in una scopata per percorrere un corridoio. Eppure l'efficientissima organizzazione di quel raduno a cui partecipavo per la prima volta, aveva pensato anche di predisporre un ambiente buio per chi voleva abbandonarsi alle proprie passioni al riparo da occhi indiscreti.

La piccola folla di chi stazionava in quello spazio all'aperto era addossata lungo le due balaustre per consentire il passaggio alla dark-room e esaminare chi vi si addentrava: anche io, mentre cercavo di riconquistare una temperatura corporea meno vicina al punto di fusione, partecipavo a quel gioco, alzando nella mia testa le palette coi voti ad ogni nuova "passerella".
Guardandomi attorno, ogni tanto incrociavo gli occhi di un uomo davanti a me e tutte le volte credevo fosse una coincidenza. Così quando mi ha sorriso amichevole mi sono istintivamente voltato perché pensavo che stesse sorridendo a qualcuno dietro di me, ma alle mie spalle c'era solo il parapetto in metallo: non ci potevo credere! Io?!? Sei sicuro??? Sì, era sicuro, tanto che presto ci trovammo uno di fronte all'altro, vicini: un po' più alto di me, possente e muscoloso ma non "disegnato", una folta ma addomesticata peluria sull'ampio torace, un tatuaggio sul grosso bicipite, testa completamente rasata ad eccezione di una corta barba, uno dei sorrisi più luminosi che avessi mai visto e, soprattutto, due occhi di un colore mai più trovato, un magico e brillante miscuglio di verde e grigio. Non potevo crederci: troppo bello per me! Pur tralasciando tutti i miei problemi di autostima, con il vasto campionario di uomini belli e virili fra cui scegliere quella sera, mi stupiva che lui avesse puntato me. Ma ogni tanto uno ha culo nella vita, no?!? Non era dunque il caso di stare a sottilizzare: cogliere l'occasione e più tardi ricordarsi di ringraziare il cielo!
Si chiamava A. ed era di Zurigo: oltre ad essere bello e sexy come pochi, sembrava simpatico... e baciava molto bene! Quando ci siamo mossi per entrare anche noi nell'antro oscuro vidi che dalla tasca destra dei suoi pantaloni di pelle usciva una bandana, come anche da quella sinistra dei miei: dato che eravamo ormai in penombra, non ne distinguevo il colore e glielo chiesi. "Grigio" Uhm... grigio... cazzo non me lo ricordo!... grigio... avrei dovuto studiare di più!... ah, sì, la so! Ok: è facile, ce la posso fare!
"La tua di che colore è?", "Non importa!" fu la mia secca risposta (con uno così, stai a sottilizzare?!?).

Se dovessi immaginarmi Sodoma e Gomorra le penserei più o meno come quella dark-room: un enorme luogo affollato da qualche centinaio di persone che fa sesso contemporaneamente in formazioni variabili, mentre la tua personale eccitazione entra in risonanza (acustica, olfattiva, tattile) con quella di chi ti sta accanto e che, a dispetto dell'oscurità, non ha intenzione di nascondere nulla del proprio piacere.
Lì, l'unica differenza con le città bibliche era che, di tanto in tanto, si vedeva il flash di qualche ingegnoso voyeur: quando me ne resi conto, pensai che non era certo corretto per la privacy di tutti noi, ma nel mio profondo mi complimentai per l'idea geniale, perché anche io avrei voluto vedere quale rituale intreccio di corpi si stesse celebrando accanto a me.

A. mi porse i bracciali in pelle che portava ai polsi e capii che voleva essere "appeso" ai tubi che correvano poco più in alto di noi: nonostante non potesse portare con sé tutto l'armamentario, quegli strumenti erano sufficienti perché potessi immobilizzarlo e usare il suo bellissimo corpo come campo di gioco. Me lo ritrovai lì quasi inerme e mi stupisce ancora oggi che di quella scena abbia un'immagine molto viva: sebbene fossimo al buio, gli altri miei sensi hanno ricomposto nella mia mente una nitida fotografia di ciò che mi trovavo davanti.
Posso sentire ancora i suoi peli punzecchiarmi i polpastrelli, la resistenza dei capezzoli induriti al misurato attacco dei miei denti, il contorcersi di quella schiena all'incisione delle mie unghie, lo schiocco dei pettorali sotto i miei colpi, l'afrore inebriante dell'ospitale cavità delle sue ascelle sulla mia lingua, il distendersi del suo collo sotto l'aggressione della mia barba, la gravità dei suoi glutei forti e morbidi sul mio viso...

Quando finimmo, sopraffatti dal piacere e dall'umido calore di quel posto, uscimmo: lui aveva ripreso a sorridere soddisfatto e amichevole mentre organizzava il nostro trasferimento in un altro locale dove il raduno sarebbe proseguito.
Proprio durante il percorso in taxi A. mi disse di essere un poliziotto e di come, per via della sua professione, partecipasse volentieri a simili eventi se distanti dalla sua città. In effetti era semplice intuire che, agli occhi di qualche triste individuo privo di fantasia, il fatto che lo stesso uomo di giorno usasse per lavoro le manette sugli altri e di notte adoperasse per piacere le stesse su di sé, potesse rappresentare un'antinomia troppo palese. Io invece trovavo la cosa estremamente affascinate e persino elegante nella sua "simmetria".
Essendoci persi di vista, per anni ho vagheggiato di andare a Zurigo e compiere qualche efferato delitto (un'azione forte, non so: tipo buttare una sigaretta a terra) pur di poter essere arrestato. Ma Zurigo è una grande città e avrei rischiato di finire nel commissariato sbagliato. Così di A. non ho avuto più notizie dopo quella notte, ad eccezione di alcune foto trovate sul sito di un fotografo per cui aveva fatto da modello: oggettivamente belle ma inefficaci a descrivere la sua personale bellezza perché il bianco e nero non rende il colore dei suoi occhi e gli scatti non imprigionano mai il suo sorriso.

Era da tempo che non pensavo più a lui ma la settimana scorsa, mentre ero appeso con dei bracciali in cuoio a due forti ganci di acciaio allo scopo di soddisfare una mia curiosità, il pensiero mi è corso a lui.
La mente a volte lavora con associazioni che non ti aspetti.

7 commenti:

Marcondinondinondello ha detto...

favoloso e sopratutto adesso è giunto ilcaso di dirlo:che invidia! per la crociera della mente, su una nave zeppa di mille possibilità e dove turri almeno una volta vorrebbero salire, per la splendida conquista e per la oltremodo proprenderanza alla fantasia e alla sperimentazione, arte lodevole, che manca invece ai più, presi nei soliti meccanici gesti e dalla paura di sembrare volgari. mai più errato. complimenti.

gay sex and the cities ha detto...

@Marcondirondirondello: Non so se sono da invidiare. Diciamo che ho avuto delle possibilità... e me ne sono create molte altre. ;-)
I complimenti, sempre ben accetti. Grazie.

Anonimo ha detto...

ciao, molto bello il tuo racconto...

Chissà se A. viene a Roma domani sera a Omogenic Zurich Party
http://zurigoturismoblog.wordpress.com/2010/04/19/omogenic-zurich-party-dillo-a-chi-ti-va/

O magari lo incontri a Zurigo al Pride 3-6 giugno...

gay sex and the cities ha detto...

@anonimo: chissà... Non avevo pensato al Pride di Zurigo...

I'M SO GUY ha detto...

wow... ke bel post!!! :p :p ...m'e' diventato duro! :D eheh ...

PS:grazie x gli auguri! kiss

gay sex and the cities ha detto...

@I'M SO GUY: l'effetto "collaterale" è un bellissimo complimento, grazie.

Massi ha detto...

blog interessante il tuo. solo una cosa: non puoi aumentare un pò il carattere? sennò ci lascio le migliore diottrie sulle tue pagine.. :)