Dove: The Hoist – Londra, Regno Unito
Ho sempre pensato che possa sempre condurre ad episodi sconvenienti andare in certi "postacci" con un amico (e per questo sono quasi sempre stato un "esploratore in solitaria") ma S. è uno dei pochi con cui ne abbia frequentati, un po' perché a Londra lui è stata la mia guida in molte occasioni, un po' perché ha la rara dote di non sentirsi frenato solo perché io mi trovo nello stesso luogo in cui lui sta cercando di dare sfogo ai suoi più bassi istinti (e ciò vale anche per me).
Però quella volta lui insistette particolarmente su quella regola, dapprima mai enunciata sebbene tacitamente condivisa.
Il perché mi fu chiaro solo dopo aver messo piede nel locale: sotto una delle arcate di mattoni sulle quali corrono i treni, era stato ricavato quel locale, per entrare nel quale era necessario attenersi a un "dress code" abbastanza rigoroso e che aveva la caratteristica di poter essere colto, da un capo all'altro, in un solo sguardo. Il posto è abbastanza grande, infatti, ma non c'è alcuna parete che divida la zona del bar da quella "dell'azione", né che separi ambiti né tanto meno una dark-room: varcata la porta dopo il piccolo ingresso dal resto, ci si trova in un unico ambiente dove tutto – dal bere una birra ad una torrida orgia – si svolge nella stessa penombra che lascia poco spazio all'immaginazione ed ancor meno al pudore.
Ora capivo il perché della sua insistenza per non approfondire i dettagli di un eventuale reciproco sorprendersi all'azione!
Quando S. si era già involato, io rimanevo ancora imbambolato davanti al bellissimo ragazzo che la sera prima mi aveva colpito in un altro locale e che quella notte era lì a lavorare: se ne stava nella sua postazione, di fronte al bar, a tagliare i capelli, anzi a rasarli con la macchinetta, gesto che in un certo ambiente esprime il "possesso" dell'altro che si sottomette al padrone che lo "tosa". Io mi limitavo ad osservare, sguazzando con gli occhi nei movimenti lenti ed esperti del bel barbiere/padrone, di cui accarezzavo con lo sguardo ciascuno dei muscoli messi in risalto dai jeans che parevano scoppiare e dal gilet di pelle. Lui proseguiva il suo lavoro con professionalità e studiata indifferenza all'interesse (non solo mio) per il suo corpo mentre il suo remissivo "cliente" godeva ancor di più per il fatto che qualcuno assistesse al rituale della sua sottomissione.
Lo spettacolo era interessante ma decisi che era arrivato il momento di provare a metterne in scena qualche altro.
Girovagando fra il labirinto di maglie metalliche sotto il soppalco, colsi un'unica volta S. "appartato" con un paio di uomini ma non era necessario che stessi lì a rimirare così proseguii per continuare la ricerca.
Attratto da un sbattere di anfibi, alzai gli occhi e vidi che si stava formando un gruppo sopra di me: il pavimento del soppalco, infatti, non era altro che una grata metallica e si poteva osservare facilmente cosa accadeva anche al piano di sopra... oh, cazzo!!! ... Solo in quel momento mi resi conto che la scelta di quel materiale non aveva quell'unica conseguenza "voyeuristica" ma anche che "ogni cosa" avrebbe potuto colare giù! A qualcuno poteva interessare ma non è fra le mie mire quindi mi diedi un consiglio: "meglio che tu vada a cercare al piano di sopra... e che rimani lì!"
Lo confesso, non ricordo nei dettagli cosa accadde durante quella mia prima notte là dentro: è passato un po' e sono tornato spesso al The Hoist negli anni successivi quindi i ricordi si confondono, come spesso lì si sono confuse le mani... le lingue... le gambe... i corpi... Ricordo bene però che mi divertii moltissimo, tanto che l'unica volta che andai a Londra e non ebbi tempo di "passare a salutare" ne fui davvero molto deluso.
Quella notte in particolare però mi è tornata in mente perché qualche sera fa in tv ho sentito una canzone che avevo ascoltato solo un'altra volta, proprio lì, quando ormai era quasi l'alba.
Io e S. stavamo cercando di riprendere fiato e di ricomporci: io ero sudatissimo, stanco e anche un po' "dolorante"... Beh, riconosco che descritta così non sembra una condizione gratificante ma il sudore era quasi inevitabile coi pantaloni di pelle, la stanchezza era dovuta all'ora e alle svariate prestazioni e i piccoli dolori solo conseguenze della rude ma partecipata dedizione con cui in più d'uno si erano dedicati al mio corpo.
In quel rovente contesto partì quel brano.
"Che cazzo sta succedendo???"
"Che intendi?!?"
"No, ma tu senti la musica???"
"Ahhhh, sì!!!"
"Ah sì, cosa?!?"
"È la Pausini."
"Appunto! Per tutta la sera la colonna sonora è stata house/techno/rock e compagnia varia e ora... la Pausini?!?"
"Sì, la mette sempre il padrone per indicare che stanno chiudendo."
"No, capisco. In effetti non si addice molto all'atmosfera. Farebbe passare qualunque voglia."
"È più un modo per 'calmare le acque'"
"Ma che canzone è?"
"È una abbastanza sconosciuta, non è mai stato un singolo."
"Ma lui sa di che parla?"
"No. Ma una volta sono andato lì e abbiamo cominciato a parlarne e quindi gliel'ho tradotta."
"E che ne ha detto?"
"Si è messo a piangere: dice che è bellissima."
"Andiamo via!"
La canzone è questa. Da allora, mi sono sempre chiesto che ne penserebbe la Pausini se lo sapesse.
6 commenti:
Beh gaysex.. hai perfettamente ragione! La maggior parte di noi e' totalmente allo scuro di tutto cio' che puo' essere yoga o nude yoga! ...abbiamo un po' scherzato! ...ma almeno io personalmente sono sicuro che e' un'esperienza spettacolare e in grado di aprire tutto il nostro intimo! Purtroppo il nostro paese non sarà molto fertile a questo tipo di cose... essendo PUDICI all'estrema potenza! ... per me e' il contrario...che pudico non sono! ... ...ma son sicuro che se riuscirai a far arrivare questi workshop in italia... non sara' di sicuro in Sicilia! Vabbe' pazienza... l'importante e' partecipare! :D :D ..grazie per il tuo commento!! Kiss
PS: molto interessante il tuo blog... dovro' dargli un'occhiata piu' approfondita... nel frattempo xkè non metti qualke tua bella foto? :) :)
@I'm so guy: benvenuto. Il tono scherzoso si capiva, tranquillo.
L'importante è che ci sia interesse per queste cose: in un modo o nell'altro si arriva a questi posti e poi ognuno coglie quello che vuole.
Un workshop in Sicilia sarebbe un grande sogno... ma diciamo che sarà la fase successiva. ;-) Intanto pensiamo ad arrivare in Italia.
Grazie per i complimenti. Torna quando vuoi.
E' ufficiale: amo questo blog! :)
Mi stai facendo scoprire un mondo a me sconosciuto, che molto probabilmente rimarrà per me tale. Grazie.
Mi incuriosisci..
Porta questi workshop in Italia ...nelle grandi città... sarò lieto di fare un bel post ... ma devi darmi altri materiali ed info! :) ... magari Roma e Milano possono essere le città piu' adatte per portare il nude yoga ... Tu di che città sei? ....
PS: in una pagina internet ho trovato un istruttore italiano di Roma ... si chiama Luca ...ma non so se si sia trasferito in USA... cercalo qui: http://www.nakedyoga.net/la/instructors.html - yoga@whexclub.net CIAO BACI! :)
@TMC: troppo buono! Sono qui per incuriosire: mica posso rimanere io il solo curioso che fa tutto questo animato dalla voglia di scoprire!
@Im so guy: ci sto lavorando. Non appena diventa più reale, ti avviso. Grazie!
Tantissimi auguri di una felicissima PASQUA ... :) :) Kiss_By_IMSOGUY!
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