Dove: Cinema Olimpia – Catania, Italia
Non potrei dire che fosse un brutto uomo ma aveva qualcosa di sospeso, di vagamente inquietante. Avevamo imparato a riconoscerci ed evitarci, per lo meno io: non per qualche preconcetto nei suoi confronti ma proprio per quell'aria che non riuscivo a definire e per il suo sguardo che era al tempo stesso indagatore e sfuggente.
Erano gli anni in cui la giovane età mi donava una irrefrenabile voglia di sesso, mischiata profondamente al desiderio di trasgredire (le regole pubbliche e private), alla paura di ciò che stavo diventando (mentre il mondo sembrava rimanere uguale a se stesso), al fascino delle scoperte, che spesso avvenivano per un innato istinto.
Credo che, infatti, sia stato l'istinto, forse l'intuito, a guidarmi per la prima volta in quel cinema ma sorprendentemente si rivelò una scelta opportuna.
A volte mi considero molto fortunato, perché faccio parte di una generazione di mezzo, quella che ha conosciuto tutto, dai maleodoranti cessi delle stazioni ai social network dalla grafica raffinata, dai fermo posta ai locali talmente richiesti da doversi definire etero-friendly.
Il biglietto veniva staccato almeno una volta a settimana: sono passati tanti anni e non lo ricordo con esattezza ma avverto ancora il brivido del desiderio che annebbiava la mente e condizionava le ore e quindi deduco che quel luogo lo frequentassi molto spesso. In quegli anni, infatti, mi sono fatto una cultura in materia di cinematografia porno eterosessuale, vedendo (e rivedendo, nel corso delle ore) centinaia di film, seduto in una penombra che permetteva di scrutare i vicini e combinare in modo che qualcuno divenisse "molto più vicino".
Ma quel posto era straordinario e a suo modo evoluto: architettonicamente molto bello, attraverso la leziosa scala curva decò si giungeva alla galleria che per un periodo fu trasformata nella seconda sala del cinema, nella quale, su uno striminzito televisore, si proiettavano video porno gay. Che scoperta quando vidi il primo! Purtroppo quella gestione come "multisala" non durò a lungo, tuttavia il fatto che smontarono la struttura e la galleria fu riconnessa alla sala principale, di certo non scoraggiò l'andirivieni di uomini in cerca di compagnia.
Fra questi c'era sempre lui: tutte le volte che mettevo piede in quel cinema, lo trovavo in sala.
Non era l'unico "affezionato" (probabilmente anch'io, per la verità, avrei potuto meritare questo appellativo) ma anche in questo si distingueva dagli altri: non stava quasi mai seduto sulle scomode poltroncine di legno ma era sempre in giro a fumare o guardarsi attorno, a volte addirittura a chiacchierare con altri (allora ai miei occhi era "peccato mortale" essere talmente aperto da esprimere la proprio identità in uno scambio di battute). C'era sempre, si aggirava nella penombra come nella luce piena delle scale ma misteriosamente non appariva alla ricerca di un uomo: il suo atteggiamento non era quasi mai di interesse diretto, sfuggente, aleggiante. Certo, a volte m'era capitato di vederlo appartarsi con qualcuno ma lo stesso mi pareva che rimanesse in qualche modo estraneo a tutte queste affannose dinamiche che coinvolgevano tutti noi.
Un pomeriggio, come mille altre volte, ci stavamo scambiando i percorsi nell'ampio disimpegno davanti ai bagni: c'era una scala anche lì, che conduceva in maniera più discreta di quella esterna alla galleria, così la maggior parte dei flussi di chi non voleva seguire la storia sullo schermo – ma farsene una nella realtà – gravitava in quel punto.
Fu proprio sulla scala che ci passammo forzatamente vicini, come era già successo in passato, ma quella volta mi prese all'amo, rivolgendomi la parola: in genere mi smarcavo da situazioni simili ma con lui non le feci perché, sebbene ci fosse qualcosa di mellifluo in lui, non risultava viscido.
Sembrava interessato a me ma con discrezione, interrogativo pur senza chiedermi i dettagli della mia vita.
"Vieni spesso, insomma."
"Più o meno."
"Beh, sì, ti ho visto spesso."
"Anche io ti vedo sempre qui."
"E combini?"
"Oh, beh... a volte... non sempre."
"Mah, un bel ragazzo come te!"
"Sì... ehm... non è detto."
"Lo so. Ma se ti interessa..."
"No... scusa ma non mi interessa..."
"No, non mi fraintendere!"
"No, è che non mi va."
"Ma non dico io."
"Cioè?"
"Beh, se ti interessa..."
"Cosa?"
"Posso aiutarti a trovare qualcuno..."
"... Eh?!?!"
"Sì, insomma, c'è un po' di gente che mi chiede di te..."
"?!?"
"... Visto che vieni spesso... se ti va... potrei aiutarti..."
"... ?!? ... ?!?..."
"Sì... beh, io vi metto in contatto... poi se ti va... insomma, gente generosa..."
"... !?!?!?!?!..."
"... Beh, mica per niente, prenderesti bene... poi magari si divide in qualche modo..."
"Uhm..."
"Hai capito, no? Ti interessa?"
In questi giorni mi è successo di riflettere sul fatto che la scelta fatta in quel momento ha in qualche modo condizionato la mia vita successiva, forse più di quanto creda.
Pur sapendo che è inutile, mi chiedo come sarebbe la mia vita oggi se non avessi incontrato anch'io chi sulle scale voleva giocare con un bambolotto.
4 commenti:
Intervento da vero maestro... ci chiederemo per le prossime notti "Ma avra risposto di sì o di no?" e questo non ci farà dormire...
AdoroTI
I racconti più intriganti sono quelli che hanno come sfondo la mia città ahahah
@Peeete: oddio, grazie! Forse "da vero maestro" è un po' esagerato ma sono contento che tu abbia colto in pieno lo spirito con cui l'ho scritto.
Tuttavia mi permetto un consiglio: nelle prossime notti, dormi tranquillo o, se vuoi stare sveglio, ho un paio di idee su come ingannare il tempo meglio che pensando a me. :-D
RingrazioTI.
@anonimo: piano piano ne verranno altri.
Il tuo consiglio è già stato abbondantemente attuato... non ci ho perso molto sonno ;-)
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